SPILLOVER/ Quammen e quella “profezia” sul Coronavirus che accusa l’uomo

- Eleonora D’Errico

“Spillover” di David Quammen, scritto nel 2012, preannunciava la pandemia di Coronavirus. Una scheda dedicata al bestseller del momento

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David Quammen (Foto da Youtube)

Una profezia o qualcosa che era sotto gli occhi di tutti? Spillover di David Quammen, libro pubblicato negli Stati Uniti nel 2012 e arrivato in Italia nel 2014, sta vivendo in questi mesi una seconda vita, scalando le vette dei libri più venduti del momento. Il perché è presto detto: racconta dell’evoluzione delle pandemia e definisce “the next big one” quello che otto anni fa doveva essere il prossimo evento, lo stesso che oggi, ahimè, stiamo vivendo. Secondo l’autore l’emergenza Coronavirus è qualcosa che stavamo “solo” aspettando, la cui origine è determinata dallo stile di vita con cui noi esseri umani. “Stiamo sbriciolando tutti gli ecosisitemi”. 

Il libro

In una recente intervista rilasciata al New York Times, Quammen ha dichiarato, senza mezzi termini: “Siamo stati noi a generare l’epidemia di Coronavirus: potrebbe essere iniziata da un pipistrello in una grotta, ma è stata l’attività umana a scatenarla”. 

In Spillover, il giornalista, scrittore e divulgatore scientifico, accompagna il lettore in un viaggio che indaga a ritroso, pezzo dopo pezzo, le correlazioni esistenti tra le malattie infettive e la crisi sanitaria ed ecologica che attanaglia il mondo. “Siamo sette miliardi e abbiamo per le mani moderne tecnologie che rendono il nostro impatto ambientale globale insostenibile”, “in una popolazione in rapida crescita, con molti individui che vivono addensati e sono esposti a nuovi patogeni, l’arrivo di una nuova pandemia è solo questione di tempo” scriveva nel 2012. 

Quammen punta il dito contro aree geografiche devastate, stili di vita ecodistruttivi, globalizzazione, tutti fattori che favoriscono lo “spillover”, ovvero il momento in cui un patogeno passa da una specie ospite a un’altra. Parlando, per esempio, della deforestazione, Quammen scrive: “Le foreste tropicali, sono luoghi ricchissimi di specie viventi, in gran parte sconosciuti alla scienza. Tra queste ci sono virus, patogeni, batteri, funghi ecc…”, “laddove si abbattono gli alberi o si uccide la fauna, i germi del posto volano in giro”, dunque “dovranno trovare una casa o si estingueranno”. 

Ripercorrendo le vicende che hanno visto protagoniste le più grandi malattie di origine zoonotica, da Hendra all’Aids, dalla psittacchiosi alla Sars, l’autore segue i passi degli scienziati in giro per il mondo, portando con sé anche il lettore, tra aneddoti, interviste, testimonianze che hanno lo scopo di individuare il momento fatidico dello spillover, sulla scia di una domanda che oggi sembra drammaticamente profetica: “Che tipo di germe, brutto e cattivo, dall’origine imprevedibile e dagli effetti inesorabili, salterà fuori la prossima volta?”

Profezia o fatti noti?

Non è un caso che nelle ultime settimane Quammen sia stato definito un preveggente, ma leggendo Spillover ci si rende conto di come le conoscenze fossero alla portata di molti, tanto che l’autore stesso, in una recente intervista a Wired ha commentato: “Mi sono limitato a riportare in una forma composita ciò che alcuni esperti molto affidabili mi avevano preannunciato”. 

Spillover scava a fondo nelle nostre coscienze perché fa comprendere che ciò che stiamo vivendo potrebbe accadere nuovamente e molto presto, soprattutto perché nel confronto tra uomo e virus è il primo a partire svantaggiato: i virus hanno bisogno di un ospite per vivere e replicarsi e, quando la loro riserva, ovvero il luogo in cui vivono “belli pacifici”, viene sterminata o ridotta, la soluzione è semplice: mutare geneticamente e adattarsi a un nuovo ospite. 

La vera questione è comprendere che l’uomo non potrà scendere da questa barca e continuerà a rischiare situazioni di questo tipo perché fa parte della natura. Il dilemma, forse, sta nel comprendere come poter rallentare tutto questo: “Siamo parte della natura – ha dichiarato l’autore –. Di una natura che esiste su questo pianeta e solo su questo. Più distruggiamo gli ecosistemi, più smuoviamo i virus dai loro ospiti naturali e ci offriamo come un ospite alternativo. Siamo troppi, 7,7 miliardi di persone, e consumiamo risorse in modo troppo affamato, a volte troppo avido, il che ci rende una specie di buco nero al centro della galassia: tutto è attirato verso di noi. Compresi i virus. Una soluzione? Dobbiamo ridurre velocemente il grado delle nostre alterazioni dell’ambiente, e ridimensionare gradualmente la dimensione della nostra popolazione e la nostra domanda di risorse”.

Ma la soluzione paventata da Quammen è davvero percorribile? Il Coronavirus ci ha illuminati su ciò che stiamo facendo al pianeta? Ce lo ricordiamo ancora o, adesso che la situazione sta tornando lentamente alla normalità, lo abbiamo già dimenticato? 



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