BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Educazione

SCUOLA/ Perché gli studenti non sanno più risolvere i problemi?

Perché i nostri studenti così difficilmente arrivano in fondo ai problemi di matematica? Risponde GIORGIO BOLONDI, dando anche qualche consiglio utile per l’esame di stato...

Enrico Fermi (immagine d'archivio)Enrico Fermi (immagine d'archivio)

La risoluzione dei problemi è stata la spina dorsale dell’insegnamento matematico dall’epoca del papiro Rhind. La risoluzione dei problemi è ancora, a mio avviso, la spina dorsale dell’insegnamento nei livelli secondari - e sono sgomentato del fatto che una cosa così evidente abbia bisogno di essere sottolineata”. Questa frase è di Georg Polya, matematico ungherese, famosissimo per un suo libro, How to solve it, forse il primo grande best seller matematico: ha venduto milioni di copie ed è stato tradotto in diciassette lingue. Collega senza equivoci l’insegnamento della matematica con la risoluzione dei problemi, e nella sua scia si è orientata gran parte della riflessione didattica: un’altra grande ricercatrice, Anna Zofia Krygowska, ha scritto che “la risoluzione dei problemi è la forma più efficace non solo dello sviluppo dell’attività matematica degli allievi, ma anche dell’apprendimento delle conoscenze, delle abilità, dei metodi e delle applicazioni matematiche.

Matematica e risoluzione di problemi sono spesso associati, quindi, ma questa associazione è perlomeno a due facce: da un lato, porre e risolvere problemi è la via maestra per l’apprendimento; dall’altro, lo sviluppo della capacità di porre e risolvere problemi è considerato uno degli obiettivi principali dell’insegnamento della disciplina. È abbastanza evidente che si tratta di due facce della stessa medaglia, aspetti che sono stati sottolineati in tutti i programmi e le indicazioni che la scuola italiana si è data. I Programmi per la scuola elementare del 1985 affermavano esplicitamente che “il pensiero matematico è caratterizzato dall’attività di risoluzione di problemi”, e l’ambito “Problemi” era (un po’ impropriamente) un campo specifico del programma, al pari dell’aritmetica, della geometria e della logica.

Nelle Indicazioni (Moratti) attualmente in vigore troviamo esplicitati obiettivi come “Riconosce e risolve problemi di vario genere analizzando la situazione e traducendola in termini matematici. Nelle Indicazioni per il curricolo (Fioroni), si riprende l’espressione del 1985: “Caratteristica della pratica matematica è la risoluzione di problemi, che devono essere intesi come questioni autentiche e significative, legate spesso alla vita quotidiana, e non solo esercizi a carattere ripetitivo. A questo  approccio è legato anche la possibilità di migliorare il rapporto dei ragazzi con questa disciplina così spesso mal vista e mal vissuta: “Di estrema importanza è lo sviluppo di un atteggiamento corretto verso la matematica... riconosciuta e apprezzata come contesto per affrontare e porsi problemi significativi”.


COMMENTI
09/06/2011 - Dai sintoni .. alla dignosi .. alla terapia (enrico maranzana)

Pecore, capre e capitano ben descrivono la situazione della scuola italiana: le indicazioni nazionali del 2010, ad esempio, sono state concepite in aperto contrasto con i regolamenti di riordino, di cui sarebbero dovute essere coerente sviluppo. La questione ha natura pedagogica, organizzativa e didattica. Rimando, per quest’ultima questione a “Percorso didattico sui numeri naturali e sistemi di numerazione” visibile su matematicamente.it. Si tratta di una delle ipotesi, presenti nel sito, che ho realizzato per perseguire le priorità che lo scritto ha indicato.