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SCUOLA/ Israel: come sfasciarla in 12 mosse

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Il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo (InfoPhoto)

Il ministro Profumo lancia un “patto” per la scuola. Un “patto” è qualcosa che presuppone un confronto, un accordo e allora è sembrato che fosse venuta l’ora del dialogo e, in questo spirito, ho commentato l’intervista del ministro al Messaggero in cui egli lanciava questa idea del “patto”.

Poi ho letto la frase pronunciata dallo stesso ministro alla convenzione Diesse e commentata su IlSussidiario.net da Fabrizio Foschi: «La scuola, come luogo fisico, diventerà un ambiente di interazione allargata e di confronto, che mano a mano supererà gli spazi tradizionali dell’aula e dei corridoi. La immaginiamo come un vero e proprio Hub della conoscenza. Aperto agli studenti e alla cittadinanza, centro di coesione territoriale e di servizi alla comunità, un vero e proprio centro civico».

L’ho letta e mi sono detto che è troppo, francamente troppo. Dice cortesemente il titolo dell’articolo di Foschi che al centro civico di Profumo mancano le parole “educazione” e “docente” . Nel testo si dice che la scuola è un’altra cosa. Infatti, al “centro civico” di Profumo manca semplicemente la scuola.

Sarebbe impietoso riferire i commenti di quei giovani che egli vuole sedurre (alla maniera di quegli anziani descritti nella Repubblica di Platone) alla lettura di questo brano. Un luogo fisico che supera gli spazi delle aule e dei corridoi? Per allargarsi a che? Alla palestra, ai gabinetti (possibilmente meno intasati e puzzolenti di quanto lo siano in media attualmente), al cortile, fino a finire in strada? E quali servizi verranno prestati alla comunità? L’emissione di carte d’identità, qualche piatto caldo, la visita medica per il rinnovo della patente? “Hub della conoscenza”... Davvero inedita – ma per nulla sorprendente – la contaminazione tra linguaggio ingegneristico e linguaggio da centri sociali. Già, perché lasciando da parte le facili ironie, è proprio questa contaminazione che costituisce il segno delle politiche ministeriali dell’istruzione.

Basta vedere il recente video zuccheroso e privo del più elementare senso dell’humour affidato dal Miur al cantante Roberto Vecchioni (ma è proprio il caso di buttare dalla finestra così i pochi quattrini disponibili?). Sfilano immagini di inesistenti classi supermoderne, con un computer per banco (pardon, tavolino), lavagne interattive multimediali, mentre si alternano volti improbabili di ragazze e ragazze che si sganasciano in sorrisi da pubblicità di dentifrici. Tutto così dolce, sereno e tecnologico. La voce suadente del cantante “democratico” per definizione ricorda che «c’erano un tempo i libri di carta, c’erano le lavagne col gesso» e - udite, udite – «un tempo si credeva che si potesse imparare soltanto dalle maestre e dai professori»... Un tempo c’erano i trogloditi, che insegnavano con carta e gesso, bastonando con la mazza chi non ascoltava e obbediva. Oggi apprendiamo dalla vita... C’è internet, ci sono i libri elettronici, le lavagne digitali e «noi insegnanti», mettendo via la mazza da trogloditi, abbiamo persino capito che abbiamo da imparare dai ragazzi.



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COMMENTI
18/10/2012 - Proprio così (sabina moscatelli)

Grazie per la lucida analisi. Speriamo che qualcuno che conta si prenda la briga di leggerla e di porre fine a questo disastro.

 
18/10/2012 - Alla scuola colpo di grazia tirato col bazooka (Vincenzo Pascuzzi)

Comprendo e condivido lo sfogo di G.I. In particolare, osservo che aumentare da 18 a 24 ore l’orario settimanale dei docenti è un po’ come dare il colpo di grazia alla scuola tirandolo col bazooka! Poi la “piena disponibilità a rivedere, d'accordo con tutti i gruppi parlamentari, la proposta offerta (sic) al Parlamento'' dichiarata ieri da Profumo - tramite Giarda - “purché la revisione indichi soluzioni alternative”, più che un ripensamento o una retromarcia, appare come una ulteriore e recidiva sfida, una minaccia, un vero ricatto tenendo la scuola in ostaggio.