BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Il voto? Attenti alla logica dello "scambio"

Pubblicazione:

InfoPhoto  InfoPhoto

Mi sembra poco proficuo dibattere sull’utilità delle “valutazioni incrociate” (cioè affidate a insegnanti di sezioni diverse da quella frequentata dagli alunni che hanno eseguito il compito) senza almeno cercare di capire quale sia lo scopo di un compito in classe. Non è possibile infatti partire solo dalle conseguenze (il voto), anche se capisco la preoccupazione dei dirigenti scolastici che spesso devono far fronte a genitori irritati e agguerriti, convinti di ingiustizie e di pregiudizi degli insegnanti nei confronti del proprio figlio. Un preside può pensare infatti di ridimensionare le rivendicazioni della famiglia offrendo una valutazione “oggettiva” (intesa per altro riduttivamente come “neutrale”) dell’elaborato del figlio.

Già su questo fatto vorrei osservare che il clima molto spesso presente nei rapporti docente-discente-genitore è sbalorditivamente insensato: un clima fossilizzato nella diffidenza, se non nella rivalità, come se si dovesse essere l’un contro l’altro armati, mentre è del tutto evidente che un luogo realmente educativo vede chiunque ne sia coinvolto teso allo stesso scopo, in un circolo virtuoso per cui, se si è tutti tesi alla crescita del giovane, gli adulti stessi ne traggono un incremento di consapevolezza e quindi di umanità, che in ultima analisi torna anche a vantaggio del discente. Né il vantaggio del discente può essere appiattito solo sul risultato numerico delle prove scolastiche, per cui il buon esito coinciderebbe esclusivamente con la promozione.

La prova scritta normalmente viene proposta a seguito di un lavoro svolto in classe e consolidato da un lavoro domestico; la valutazione della prova in classe dipende in gran parte proprio dal percorso precedente (chiarisco con un esempio ovvio: in uno stesso testo latino proposto alla traduzione il confondere un singolare con un plurale sarà considerato errore grave al primo anno, ma per lo più una semplice svista al penultimo o all’ultimo anno). In altre parole, il voto dato a un elaborato dipende dalle richieste implicitamente o esplicitamente poste dall’insegnante, perciò non è possibile intervenire sulle conseguenze (il voto finale) senza prendere in considerazione tutto il lavoro che ha portato al testo prodotto dallo studente.

Il valore di una verifica, per altro, va ben al di là del voto, bello o brutto che sia: certo un bel voto è gratificante per uno studente, ma, in una visione anche solo di poco più ampia dell’immediato, ciò che risulta interessante è appunto la verifica di una strada che si sta percorrendo, l’opportunità di continuare con lo stesso metodo o di correggere qualcosa perché la frequenza scolastica sia più proficua.



  PAG. SUCC. >