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SCUOLA/ Quelle italiane all'estero, un modello da imitare

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Il ministero degli Esteri ci informa che la rete delle scuole italiane all'estero (infanzia, primaria, secondaria di primo e di secondo grado) comprende: otto istituti statali onnicomprensivi con sede ad Addis Abeba, Asmara, Atene, Barcellona, Istanbul, Madrid, Parigi e Zurigo; 43 italiane paritarie, la maggior parte delle quali è costituita da istituti onnicomprensivi, presenti in varie aree geografiche nel mondo, tra Europa, Africa-subsahariana, Mediterraneo e Medio oriente, Americhe; sezioni italiane presso scuole europee: tre a Bruxelles ed una in Lussemburgo, a Francoforte, Monaco di Baviera e Varese; 76 sezioni italiane presso scuole straniere, bilingui o internazionali, di cui 60 in Unione europea, 14 in Paesi non Ue, una nelle Americhe e una in Oceania; i corsi di lingua e cultura italiana rivolti ai connazionali residenti all'estero, la cui gestione rientra nell'ambito delle competenze della direzione generale per gli italiani all'estero (Dgit). 

Con riferimento all'anno scolastico 2014/2015, il contingente prevedeva  214 posti nelle 8 scuole statali, 36 unità in quelle paritarie, 90 unità nelle sezioni italiane presso scuole straniere, bilingui o internazionali, 28 posti di dirigente scolastico presso le ambasciate e i consolati. 

Due cose appaiono interessanti ai fini del nostro dibattito nazionale sulla scuola, e cioè il rapporto concreto dello stato con le scuole paritarie che sono la maggioranza, e il numero di anni necessari per acquisire il diploma. 

Come si può osservare, gli istituti statali sono 8 mentre le scuole paritarie sono 43. Ebbene, in ognuna di esse il ministero manda uno o due propri insegnanti che svolgono regolarmente lezione, retribuiti dal ministero. Quindi la scuola paritaria, oltre ad un supporto finanziario, gode anche di una docenza gratuita pari a circa il 10% del totale dei docenti. Allo stesso tempo il ministero ha così un "occhio" nella scuola paritaria che può osservare direttamente giorno per giorno.

La cosa mi ha colpito anche perché anni fa, proprio discutendo delle modalità di controllo dello stato sulle paritarie, avevo proposto una cosa analoga. Oggi in Italia il controllo statale del possesso dei requisiti di parità, stabiliti molto vagamente dalla legge 62/2000, risulta a sua volta molto vago e  discrezionale. Nell'ipotesi di una crescita effettiva delle scuole paritarie e della crescita diversificata del loro impianto culturale autonomo (ad esempio scuole islamiche) una presenza diretta come quella che si configura all'estero sarebbe semplice e forte allo stesso tempo. Tale presenza riguarda normalmente (a volte anche matematica) l'insegnamento dell'italiano che, come ci insegna Galli della Loggia, è materia decisiva ai fini identitari.

L'altro dato interessante delle scuole italiane all'estero è che prevedono per il diploma un curricolo di 4 anni anziché 5 come in Italia. Scopriamo così che il liceo, sia nelle scuole statali che in quelle paritarie, si esplica su 4 anni di cui il primo equivale al biennio del liceo dislocato in Italia. E questo diploma consente l'accesso a tutte le facoltà universitarie.



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