BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ La didattica dell'arte e la sfida del califfato

Pubblicazione:

Michelangelo, Studio per la Sibilla (Immagine dal web)  Michelangelo, Studio per la Sibilla (Immagine dal web)

Il potenziamento delle competenze degli alunni nella musica e nell'arte rientra tra gli obiettivi della Buona Scuola dell'attuale governo, così come rientrava tra le strategie di governi precedenti. Ricordiamo che il decreto-legge Carrozza del 2013, n.104, prevedeva "la realizzazione di progetti didattici nei musei, nei siti di interesse archeologico, storico e culturale o nelle istituzioni culturali e scienti?che". Su questi temi la grancassa degli uffici stampa ministeriali è al lavoro. È di circa un anno fa l'impegno di Miur e Mibac (ministero Beni artistici e culturali) a resuscitare l'insegnamento della storia dell'arte nelle scuole, penalizzato dalla riforma Gelmini. Si è recentemente avuta notizia di un decreto interministeriale, facente capo ai medesimi dicasteri, che stanzierebbe (non è ancora chiaro l'iter) tre milioni di euro per attuare, in ritardo, proprio quanto previsto dal decreto Carrozza, e cioè l'organizzazione, tra scuole e musei, di una didattica interattiva finalizzata ad appassionare i ragazzi all'arte e ai luoghi della sua conservazione. 

Si aggiungeranno dunque ore e indirizzi là dove la materia è stata tagliuzzata, oppure si incrementerà la didattica museale? La seconda strada non sarebbe da scartare, ad alcune condizioni. La didattica museale ha in Italia un storia relativamente lunga e gloriosa risalente al secondo dopoguerra, quando i musei italiani si aprirono al pubblico, quelli almeno che scamparono ai bombardamenti alleati. Il passaggio del fronte, infatti, inflisse all'arte del nostro paese un trattamento brutale. Si parla di oltre cinquanta luoghi artistici e religiosi danneggiati, dall'Abbazia di Montecassino alla Chiesa degli Eremitani a Padova, al Museo archeologico di Napoli, all'area archeologica di Pompei e, come si può immaginare, di innumerevoli beni trafugati e scomparsi. Ad ogni modo, passata la tempesta, nacque l'idea di avvicinare i tesori museali al grande pubblico e soprattutto a quello delle scuole. 

Si sviluppò poco alla volta l'idea del museo come "esperienza sociale": è questo il titolo di un importante convegno che si tenne a Roma nel 1971, in occasione del quale si teorizzò il museo come funzione di una società in costruzione e spazio da vivere emotivamente, in modo da offrirlo alle scuole come "laboratorio" aperto ad ogni indirizzo di ricerca. La didattica museale nasceva come occasione di attivazione di interessi da parte di alunni e docenti, normalmente passivi di fronte all'opera artistica. In questa azione di "democratizzazione" del museo la scuola era in qualche modo l'interlocutore privilegiato, come appunto dimostrano i tanti percorsi didattici che in quasi tutti i musei italiani intendono avviare i giovani visitatori alla "fruizione" dell'opera artistica o naturalistica (dipende appunto dai musei). Oggi tutti i musei o poli museali hanno percorsi didattici o sezioni didattiche generalmente frequentate soprattutto da alunni della fascia primaria e secondaria di primo grado. Nel sito del Museo egizio di Torino, ristrutturato di recente, si legge che "tutte le attività sono svolte da egittologi con pluriennale esperienza nel campo della didattica museale" e che inoltre i servizi museali "offrono la possibilità alle scuole di svolgere lezioni tematiche direttamente presso l'istituto scolastico interessato".



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
22/04/2015 - Scuola e califfato (Moeller Martin)

Solo Lei sa cosa c'entra l'insegnamento dell'arte e della musica nella scuola italiana con il califfato. Ma di sicuro la furia distruttrice dell'Isis non è rivolta all'arte fine a se stessa ma ai siti e reperti archeologici in particolare. 'Non avrai altro Dio al di fuori di me' mal si concilia con la testimonianza che l'uomo sia esistito ed abbia saputo dar vita ad una cultura al di fuori del solo modello di società perfetta perché regolata dalle sacre scritture. Oltre tutto, se la cultura esisteva già PRIMA, si può ben supporre che esisterà anche DOPO di loro. Pensiero questo difficile da accettare da parte di chi crede di operare in nome del Divino! Questo tipo di furia distruttiva non è una novità nella storia ma anzi è molto frequente in ogni sistema estremista, sia esso religioso, razziale o politico. Gli stessi cristiani demoliscono i templi definiti degli atei.

 
22/04/2015 - conferma (ANTONIO Saini)

Proprio un paio di giorni fa ho fatto esperienza di quanto scritto nell'articolo. Avendo intenzione di visitare la Cappella degli Scrovegni di Padova, mi sono messo alla ricerca di informazioni su di essa. Uno dei siti utilizzati è stato quello di Tripadvisor dove ci sono anche commenti dei visitatori. Mi ha incuriosito il fatto che ci fossero, oltre a commenti molto positivi, 2 commenti che davano "valore" PESSIMO. Ho voluto vedere come mai e mi sono trovato con 2 commenti che letteralmente dicevano: 1) "fa schifo"; 2) "dovevano buttarla giù". Ho provato una grande tristezza per la disumanità di queste due persone.