Quella di Giulio Tremonti – attuale presidente della Commissione Esteri per la Camera – al Tempo è un’intervista che parte dall’attualità per affacciarsi ad un mondo che è al centro di rapidissimi e chiari stravolgimenti nell’auspicio che chi di dovere li sappia cogliere nel modo migliore per restituire all’Italia e all’Europa quella posizione sulla scacchiera geopolitica mondiale che ha perso in troppi anni all’ombra degli altri colossi ed – in particolare – degli USA: non a caso l’inizio della riflessione di Giulio Tremonti è dedicato al fatto che in questo “mondo che non è più globalista e non globale [l’Italia] ha molte più chance” di quante ne avesse negli anni passati.
Dal conto suo – infatti – Giulio Tremonti si dice certo che attualmente ci troviamo al centro di “un salto d’epoca” del tutto simile a quello del “Cinquecento” nel quale alla scoperta dell’America si è sostituita quella “della Cina” con una vera e propria rivoluzione “dal punto di vista geopolitico”, in cui si è passati dal “cogico al digito ergo sum”, in cui è innegabile lo spettro del “probabile caos finanziario” e non si possono ignorare la guerre “dall’Ucraina al Mar Rosso” intentate contro “la civiltà occidentale”.
Secondo Giulio Tremonti il punto di rottura tra passato e presente è stato “il G20 di Roma nell’autunno del 2021” che contrappose ai nostri “ottimisti statisti” l’assenza “del cinese e del russo” traghettandoci dopo pochissimi mesi al centro della “guerra in Ucraina” e che portò alla conclusione della prima presidenza di Trump che fu “forte, ma non ancora rivoluzionaria” incentrata interamente su “interventi economici” e finita in crisi “solo con il Covid”.
Giulio Tremonti: “Meloni si sta muovendo bene, ma l’UE ha bisogno di nuovi statisti forti che governino le difficoltà”
Avendo citato Trump – poi – Giulio Tremonti non può che dedicare anche una piccola parte dell’intervista a quello che crede succederà nei prossimi quattro anni, partendo dal sottolineare che ad oggi il tycoon dimostra “una proiezione globale in un mondo che non è più globalista” lasciandosi definitivamente alle spalle la presidenza di Obama caratterizzata da “un mercato [che] reggeva le sorti dell’umanità”; mentre complessivamente non ritiene che i dazi possano essere ancora interpretati come una minaccia dato che hanno tendenzialmente “una logica fiscale o una negoziale“, spiegando che molto – almeno dal punto di vista italiano – dipenderà da come verranno applicati ai singoli prodotti.
Comunque sia, secondo Giulio Tremonti l’attuale esecutivo Meloni si sta positivamente muovendo “in equilibrio tra l’Europa e il Mediterraneo” senza ignorare che alla “politica industriale e domestica” non si dovrebbe mai “separare (..) quella internazionale”; mentre in generale sul caso europeo si limita a sottolineare che “tempi drammatici richiedono uomini forti“, sul modello di coloro che firmarono il Trattato di Roma aprendo “al mercato europeo comune, alla Pac e a trenta’anni di benessere e progresso”.