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ALDO MORO/ Così le Br lo hanno tolto di mezzo con l'aiuto di Cia e Kgb

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Aldo Moro (1916-1978) prigioniero delle Br (Immagine d'archivio)  Aldo Moro (1916-1978) prigioniero delle Br (Immagine d'archivio)

Cia o Kgb? Sono passati 36 anni dal sequestro di Aldo Moro, il presidente della Democrazia cristiana che voleva portare i comunisti al governo, e l'interrogativo si pone con sempre maggiore insistenza. Chi c'era dietro i brigatisti scalzacani guidati da Mario Moretti? I servizi segreti americani o quelli sovietici? O tutti e due, inesorabilmente d'accordo nel togliere di mezzo quel democristiano testardo che aveva preso sul serio l'abile frase propagandistica di Alcide De Gasperi: "La Dc è un partito di centro che guarda a sinistra"?

Gli schermi televisivi, le pagine dei quotidiani e quelle dei settimanali hanno dato ben poco spazio al racconto di un ex ispettore di polizia che ha rivelato all'Ansa come in via Fani, a protezione dei killer delle Brigate Rosse, vi fossero due agenti dei servizi segreti. Un po' il bis di quanto accadde dieci anni fa, quando la cosiddetta "grande stampa", la magistratura e persino i legali cui la famiglia Moro si era rivolta per far riaprire le indagini, ignorarono la più esplosiva ipotesi avanzata fino ad allora sulla fine di Moro: quella contenuta nel film di Renzo Martinelli Piazza delle Cinque Lune

Martinelli è di sicuro uno dei registi più coraggiosi del cinema italiano. Basterebbe ricordare i suoi due film-denuncia come Vajont e Porzus, dedicati rispettivamente alla tragedia della diga che uccise oltre duemila persone in Veneto, e alla strage dei partigiani monarchici ordita e attuata dai partigiani comunisti nel 1944 in Carnia. Tra l'altro si tratta di spettacoli mozzafiato perché Martinelli aggiunge, al suo amore per la verità storica, una rara maestria professionale.

Il suo film sul caso Moro fu presentato nel 2003 al Festival del cinema di Venezia e subito confinato nell' "index filmorum prohibitorum", nonostante contenesse rivelazioni a dir poco sensazionali. Ci limitiamo a ricordarne due.

1. Contrariamente a quanto si era affermato fino ad allora (e si continua ad affermare oggi), in via Fani non vi fu alcun tamponamento, da parte di un'auto dei brigatisti, della macchina su cui viaggiava la scorta di Moro;

2. sempre contrariamente a quanto sostenuto nei rapporti di polizia e nelle sentenze della magistratura, non è vero che gli assalitori spararono sulla scorta soltanto da sinistra, in quanto il maresciallo Leonardi, che viaggiava sull'auto su cui si trovava Moro, fu raggiunto da una serie di colpi partiti da destra, cioè dal marciapiede, mentre l'autista fu fulminato con un solo, preciso colpo alla testa.

Ebbene,  mentre l'Alfetta di scorta fu crivellata con ben 92 colpi in soli 15 secondi (segno che gli assassini spararono a volontà), la stessa cosa non era possibile nei confronti della Fiat 130 su cui viaggiava Moro in quanto non si poteva certo correre il rischio di uccidere lo statista democristiano. Ed ecco dunque entrare in scena due killer professionisti dalla mira infallibile, che uccidono autista e maresciallo lasciando incolume Moro, onde poterlo trascinare in prigionia e iniziare così la messinscena della cosiddetta "trattativa" tra Stato e Br. 



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COMMENTI
27/03/2014 - Ultime novità sul sequestro Moro (Duilio Sala)

Ma perché, dico io, in Italia ( e, pare, solo in Italia ) ci vogliono sempre dai trenta ai quarant'anni perché certe cose vengano alla luce? Per me, sinceramente, più sono "vecchie" e meno sembrano credibili. Saluti