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martedì 17 agosto 2010
La crisi, che nell’ultimo anno e mezzo ha colpito le società occidentali obbligando i decision maker dei vari Paesi coinvolti a ripensare i meccanismi che regolano i sistemi economico-finanziari, deve essere letta non solo come esito di tecniche contabili usate in maniera errata o fraudolenta, ma come espressione di una concezione ridotta di uomo e di lavoro. Un uomo che non si sente più spinto a “desiderare cose grandi”, come documenta la mostra “Un impiego per ciascuno. Ognuno al suo lavoro. Dentro la crisi, oltre la crisi".
Si è persa l’idea che la capacità creativa, di trasformazione della realtà, il desiderio di costruire, di migliorare la condizione personale, familiare e del territorio, sono radicati nella natura umana. E si è persa l’idea che, contrariamente a quanto sostiene una certa letteratura socio-economica, la disposizione a “intraprendere” è direttamente proporzionale a quanto un uomo vive la sua natura profonda, fatta di desiderio di giustizia, verità, bellezza e a quanto questo desiderio è educato nelle realtà sociali, territoriali, ideali, a cui la persona appartiene.
Il recupero di questa dimensione, insieme alla riscoperta della dimensione fondamentalmente relazionale dell’essere umano, è la grande opportunità che la crisi sta offrendo in questo momento, insieme all’affronto di alcuni problemi di ordine sociale che essa ha acuito e che riguardano in particolare le fasce della popolazione più vulnerabili. Come mostra la recente indagine “La povertà alimentare in Italia”, l’origine principale della povertà è la solitudine, l’allentamento di quei legami familiari, di quella rete di amicizie e appartenenze che hanno fatto e fanno il nostro tessuto sociale e la nostra welfare society.
Tutto quello che distrugge questo sistema naturale e storico diventa fattore di ineguaglianza. Oggi può diventare povero chi ha in casa un malato cronico da curare; chi perde il lavoro a 50 anni per una improvvisa crisi aziendale; chi, senza una pensione adeguata, si ritrova anziano senza parenti che lo sostengono; chi si trova ad affrontare separazioni matrimoniali e non riesce a mantenersi da solo. Così, la questione cruciale nella lotta alla povertà è l’educazione del povero a ricostruire dei legami, a prendere iniziativa verso la propria condizione.
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