Le lesioni riscontrate sul corpo di Liliana Resinovich sono state inferte da un aggressore o sono il risultato di una caduta? Il professor Vittorio Fineschi, consulente del fratello della donna, Sergio Resinovich, a Quarto Grado spiega che le indagini in corso, “molto approfondite“, si starebbero “orientando verso un fatto lesivo procurato da terzi“. Il medico legale esclude l’ipotesi della caduta, in quanto “le parti del volto più sporgenti come il naso, la punta del naso, non hanno nessuna lesività e le mani non hanno lesività da caduta“. Quindi, una caduta avrebbe provocato lesioni sui punti più sporgenti del corpo, come la punta del naso, che invece non sono state evidenziate.
Per Fineschi, le lesioni si conciliano con l’ipotesi dell’aggressione, perché quelle al volto “sono tipiche di un’aggressione frontale fra due persone“. Per quanto riguarda la lesione vertebrale, può essere frutto di “un meccanismo di torsione o di compressione che ha portato a questa lesività“. L’asfissia che ha causato la morte di Liliana Resinovich potrebbe allora essere la conseguenza di questa compressione esercitata da dietro e non dei sacchi biodegradabili sulla testa? “Io penso che una sola persona sia in grado di produrre quella lesività e di portare a morte col meccanismo asfittico“.
LILIANA RESINOVICH, ATTESO NUOVO ESAME
Se può essere possibile che un solo uomo abbia aggredito Liliana Resinovich, e quanto prima della sua morte potrebbe essere entrato in azione, lo dirà il nuovo esame programmato dalla Cattaneo. Si tratta di un test sulla ferita che Liliana Resinovich aveva al labbro inferiore, effettuato tramite l’analisi di una particolare proteina, utile a datarne l’origine. “Può in determinati casi, speriamo sì anche questo, darci una forbice temporale di produzione, cioè noi possiamo dire prima della morte quanto tempo è stata inferta questa lesione“, ha aggiunto Fineschi.