SCUOLA/ Decreto sostegni bis e paritarie, quei 50 milioni che ci separano da Conte

- Gabriele Toccafondi

Non solo le vaccinazioni hanno determinato una svolta e il rientro in classe; il Dl sostegni destina 50 milioni ulteriori alle scuole paritarie. Un ruolo riconosciuto

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La sede del ministero dell'Istruzione (LaPresse)

Caro direttore,
chi diceva che tra Draghi e Conte, tra il precedente e il nuovo governo, non si vedevano differenze, tra chi diceva “o Conte o morte” e chi chiedeva uno scatto in avanti, oggi deve ammettere che un cambiamento è evidente.

In tre mesi sono cambiate tante cose. Le vaccinazioni per esempio, oppure le riaperture, i sostegni – non più ristori –, ma anche la centralità non delle sovvenzioni o dei redditi di cittadinanza ma del lavoro, della ripartenza, dell’impegno. Anche sulla scuola il cambio di passo è reale, non più scuola davanti ad un video come è stato per mesi e mesi, ma in classe, in presenza, e attendiamo la notizia che a settembre tutti e al 100 per cento si possa tornare in classe.

Sulla scia dei cambiamenti, veri e reali, ne voglio sottolineare uno che sembra minore ma che rappresenta la fine di un tabù ideologico che per decenni ha tentato di contrapporre scuole statali a scuole paritarie. Finalmente e direttamente dal governo, nel decreto sostegni bis è stato inserito un articolo che prevede risorse sia per le scuole statali che per le scuole non statali. L’articolo riserva 400 milioni di euro per il fondo d’emergenza Covid, da destinare a spese per l’acquisto di beni e sevizi. 350 milioni andranno alle scuole statali e 50 milioni alle paritarie.

Dal 2000, con la legge Berlinguer, il sistema di istruzione nazionale riconosce i due attori educativi: scuole statali e non statali. 9 milioni di bambini e ragazzi la statale, 1 milione la paritaria. Due gambe della scuola italiana, e tutte e due, adesso come mai prima, hanno bisogno di attenzioni.

La quasi unanimità dei partiti da tempo chiede a gran voce questa attenzione, abbattendo di fatto pregiudizi e ideologie e ribadendo la necessità anche di controlli e verifiche, perché nessuno vuol difendere i “diplomifici”. Ma la vera novità è che ad inserire questo riconoscimento sia stato direttamente il governo. Un’altra piccola – per me grande – novità che ci fa capire il reale cambiamento in atto.

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