SCUOLE CHIUSE PER CORONAVIRUS/ Un cambiamento che può risvegliare la nostra umanità

- Rossella Viaconzi

Scuole chiuse: l’allarme coronavirus ferma le grandi città come Milano, ma forse può riemergere la nostra umanità

scuola chiusa
Scuole chiuse per il coronavirus (LaPresse)

La macchina comunicativa sembra aver funzionato: solo tre genitori davanti alla scuola, stranieri, uno con bisogno di conferme che la scuola fosse proprio chiusa per la figlia, gli altri per esigenze di segreteria. 

Mi piace il tragitto a piedi per arrivare agli altri due plessi di elementare e infanzia per verificare che anche qui non ci siano persone non avvisate. Il sole è primaverile e stranamente non trovo quasi nessuno per strada: gli autobus sono quasi vuoti, molti vanno in macchina da soli. Incrocio solo un giovane medico col cane. Mi saluta tantissimo con un sorriso, quasi ci conoscessimo e invece no, solo di vista, ma è uno scambio forte non di riconoscimento di ruoli, ma un saluto aperto di gioia. Qualcuno ha la mascherina. Si allontanano tutti in prossimità delle pensiline degli autobus o di altri che camminano. Io mi butto in strada per camminare con la luce del sole. È dolce. E mentre lo faccio una donna in auto mi sorride sempre più avanzando verso di me. Rispondo istintivamente aumentando il sorriso senza neanche capire chi sia. Si ferma: è la mia collega che si è preoccupata di andare negli altri due plessi…

Bighellono su un ferma auto metallico in attesa che si presenti qualche genitore dell’infanzia. Nulla. Solo tre su mille hanno avuto bisogno, in realtà solo uno, perché gli altri due volevano iscrivere i loro figli.

E allora penso a stranieri in una situazione straniante e strana come questa, mai vissuta prima, mentre rientro. I passi mi portano alla Cappella Sistina di Milano, la Certosa di Garegnano. Si ha bisogno di silenzio e solitudine. 

In fondo è come la peste del Manzoni: si ha paura della morte. La si esorcizza con l’assalto all’approvvigionamento di cibo, ma è lei il grande tabù, la grande straniera, la temuta. Simone da Peterzano, maestro del Caravaggio, la dipinge sullo sfondo dell’abside con il Cristo risorto; il Crespi, invece, la dipinge entrando in Certosa sulla destra, livida, violacea, giallognolo tendente al verde. Si sta male a vederla. E mi spaventò, quando piccola a 10 anni venni qui a fare la Cresima. Ma il Crespi doveva saperne più di noi morendo di peste proprio l’anno dopo averla dipinta.

C’è silenzio in Certosa. Sono sola. Fuori il sole si è alzato e mentre rientro un profumo intenso di ambrosia mi rapisce. La natura si sta risvegliando. Il nostro umano pure. 

 

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