Salta il fatidico aumento degli stipendi destinato agli statali per questo 2025. Per via di una diatriba sul tavolo dei sindacati la Legge che doveva incrementare i salari dei dipendenti delle P.A e rinnovare i contratti dei lavoratori impiegati nella pubblica sanità, salterà (almeno per il momento).
Lo stop agli incrementi salariali è nato dall’iniziativa di Uil e Cgil che hanno reputato “insufficiente” l’aumento che doveva ammontare a 172€ al mese per tredici mensilità. I sindacati puntano a delle misure più importanti visto che tali somme non avrebbero garantito un recupero sufficiente del potere d’acquisto perso durante l’inflazione dei due anni precedenti.
Fermato l’aumento degli stipendi statali 2025: che succede?
Anche se recentemente il Consiglio dei Ministri aveva approvato i nuovi contratti pubblici (insieme all’aumento di stipendi statali per il 2025), i sindacati dei lavoratori non si sono trovati d’accordo allo step finale, decidendo di fermare tutto e far saltare l’accordo (che sarebbe stato decisivo).
Da Uil a Cgil e fino a Nursig up, le polemiche e i disaccordi sono in linea: la bozza era poco chiara, anche se si parlava di aumenti (per giunta irrisori), non venivano evidenziate le condizioni più importanti associate alle indennità, all’ottenimento di premi produzione e a quanto lavoro in più richiedesse l’incremento di 172€ mensili.
Uil Fpl ha aggiunto che i 172 euro mensili che sarebbero stati pagati per 13 mesi, non erano altro che il 6% lordo di “incremento” effettivo rispetto al 17% di inflazione netta degli ultimi anni. Potremmo equivalerle ad un “contentino” celato per far trasparire delle “generosità” del tutto inesistenti.
Stallo a tempo determinato
Paolo Zangrillo, ministro della Pa ha riferito in un’intervista al Sole 24 Ore di essere pronto a pagare e aumentare gli stipendi degli statali già da questo 2025 a patto che non ci sia un accordo unilaterale, altrimenti per i suoi ideali la riterrebbe una “sconfitta”.
Non è uno stallo che può ritenersi a tempo “indeterminato” dato che i tempi per approvare la bozza finale sono relativamente stretti. In settimana Zangrillo attende un documento dalla Corte dei Conti che possa firmare l’accordo tra le parti (Governo e sindacati).
Approvare gli aumenti così stabiliti dalla Manovra significherebbe abolire gli sforzi dei sindacati al fine di proteggere la categoria di chi lavora nella pubblica sanità, rinunciando al supporto psicologico, all’entrata in vigore del patrocinio legale e la costituzione di parte civile a favore dell’azienda i cui dipendenti risultano “aggrediti”.
La documentazione della Corte dei Conti – attesa per questo giovedì – dovrebbe confermare degli aumenti adeguati ma anche le novità per i rinnovi (smart working, voucher e settimana corta).