DA META A MICROSOFT E APPLE/ Il potere che impone agli Stati una nuova “sovranità”

- Alessandro Curioni

Crescono i casi di Authority che sanzionano le Big tech: è il segnale che gli Stati sono in difficoltà a fronteggiare il potere di questi soggetti

Zuckerberg Mark Ansa1280 640x300.jpeg Mark Zuckerberg (Ansa)

Il caso della sanzione inflitta dalla nostra Antitrust a Meta per non avere fornito agli utenti informazioni chiare sulla raccolta e sull’uso dei propri dati per fini commerciali è l’ennesimo segnale di qualcosa che sta avvenendo su scala globale. Volendo fare una sintesi estrema si potrebbe dire che gli Stati stanno mettendo mano al loro arsenale normativo, l’ultima arma per proteggere la loro sovranità.

In effetti quello italiano è soltanto uno dei casi di questi ultimi mesi. Vale la pena citare quanto sta accadendo negli Stati Uniti, dove Apple, Microsoft e Nvidia sono finite nel mirino della Federal Trade Commission. La prima per abuso della sua posizione di mercato rispetto alle software house che sviluppano app, le altre due perché si intravvedono tendenze monopolistiche nell’ambito dell’intelligenza artificiale.

Azioni di questo tipo sono destinate a crescere per la semplice ragione che entità come Microsoft, Apple, ma aggiungiamo anche Amazon, Google, Meta e qualche altra Big Tech hanno ormai un “peso geopolitico” paragonabile e talvolta superiore agli Stati stessi. Tanto per dare un’idea, la capitalizzazione in borsa della creatura fondata da Bill Gates è arrivata 3,15 mila miliardi di dollari, mentre il Pil della Francia si attesta attorno ai 2,8 mila miliardi di dollari. Una tale capacità finanziaria combinata alla loro naturale sovranazionalità permette a questi soggetti, difficile definirli aziende, non soltanto di assorbire qualsiasi tipo di sanzione, ma anche di muoversi al di sopra di qualsiasi norma nazionale. Questo impone agli Stati un ripensamento dell’idea stessa di sovranità perché l’idea di “territorio fisico” pare completamente superata.

L’ulteriore difficoltà è rappresentata dal fronte esterno e da un quadro geopolitico fortemente concorrenziale. In questo caso giova ricordare lo scontro tra Cina e Stati Uniti con al centro TikTok del quale Washington chiede la “nazionalizzazione” a stelle e strisce della filiale americana.

Forse è arrivato il momento di rispolverare forme di cooperazione internazionale che sembrano ormai retaggio di un lontano passato, magari svecchiandole. Per esempio: qualcuno sente più parlare dell’Onu?

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