Rubriche / La Kandalù del cinema

«Leggendario era il palazzo dalle cento terrazze che il Gran Khan dei Tartari volle costruire per il suo piacere. Altrettanto leggendaria oggi è la moderna Kandalù...»: nella memoria emerge con l’emozione della prima volta la voce che ci accoglie nell’incipit della versione italiana di Citizen Kane, la porta d’ingresso al “film più bello del mondo” e il punto di inizio di un interesse che non è più venuto meno. Ci rifacciamo ad una affermazione del suo autore, Orson Welles, per sintetizzare i motivi di questa passione: «Un film è il riflesso dell’intera cultura dell’uomo che lo fa; la sua educazione, la sua conoscenza degli uomini, il respiro più o meno ampio della sua comprensione, tutto questo informa il film. […] Non esiste la “cultura cinematografica”, solo un enorme mucchio di film. Bisogna “tenersi aggiornati”, naturale, ma con tutto il vasto mondo, non solo con i film». Davanti a quell’entusiasmante forma di comunicazione che è il cinema, non appare un’esperienza inusuale sorprendere come una sorta di “compagnia” che venga offerta dalla verità e dalla bellezza di questo racconto per immagini, parole, suoni e musica, laddove capiti di ingaggiare un confronto con uno o più aspetti provocanti dell’opera, per sentirsi poi vividamente descritti nei propri tratti essenziali. Le stanze (gli articoli) di questa Kandalù virtuale non vogliono essere che il frutto di questo “casuale”, semplice e personale incontro.