Autonomia differenziata è legge: cosa prevede e cosa cambia/ Sanità, LEP e spesa: “sussidiarietà e coesione”

- Niccolò Magnani

È legge l'Autonomia differenziata del Governo Meloni: in cosa consiste, quali novità e cosa cambia con il Ddl Calderoli approvato alla Camera. Le reazioni: dalla Lega alle opposizioni

Autonomia, Lega Parlamentari Lega dopo approvazione Autonomia differenziata (ANSA 2024, Facebook Salvini)

L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA PASSA ALLA CAMERA: IL DDL CALDEROLI ORA È LEGGE

Con 172 Sì, 99 No e 1 solo astenuto il ddl Calderoli sull’Autonomia differenziata è ora definitivamente legge e si appresta ad essere inserito in Gazzetta ufficiale dopo la firma nei prossimi giorni del Presidente della Repubblica. Dalla Riforma del Titolo V delle Regioni nel 2001 alle richieste di federalismo, passando per i referendum di Lombardia e Veneto (con l’iniziale assenso dell’Emilia Romagna di Bonaccini, salvo poi fare dietrofront) il progetto di una maggiore autonomia in alcuni settori delle Regioni prende ora forma ufficiale. La riunione fiume e le proteste in aula dell’opposizione sono solo l’ultima coda di una lunga diatriba tra favorevoli e contrari, alle volte anche all’interno delle stesse coalizioni.

Sanità, giustizia, energia, ma anche ambiente, protezione civile, rapporti internazionali e spese generali: l’Autonomia differenziata nei piani del Governo Meloni punta ad essere la svolta per una maggiore coesione e minori sprechi, richiamando le aree del Paese dove in molti settori vi sono evidenti malfunzionamenti e premiando nel merito – previa sempre discussione preliminare con lo Stato – laddove vi sono situazioni virtuose per la comunità. Dopo il via libera mesi fa in CdM, il Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Roberto Calderoli ha accompagnato la lunga fase di messa a punto dell’Autonomia differenziata, nominando il gruppo dei saggi (alla guida Sabino Cassese) che hanno poi di fatto corretto, migliorato e chiarito il testo iniziale.

COSA PREVEDE E QUALI NOVITÀ PER L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA DELLE REGIONI

Proviamo però a capire nello specifico di cosa si tratta quando si parla di Autonomia differenziata, cosa prevede e quali novità sono emerse dopo le votazioni in Parlamento: in primo luogo, gli 11 articoli del Ddl Calderoli sottolineano la necessità di approntare passaggi di competenza tra 23 materie fino ad oggi di legislazione concorrente (ovvero in gestione comune di Regioni e Stato) ad una possibile esclusiva competenza per gli enti regionali. Oltre alle 23 materie “ordinarie” vi sono poi 3 materie di competenza oggi solo centrale – ovvero l’organizzazione della giustizia di pace, le norme generali sull’istruzione, la tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali – che possono essere decentrate sempre su richiesta iniziale della singola Regione.

In termini più chiari, con l’Autonomia differenziata viene riconosciuto alle Regioni un livello di maggiore autodeterminazione su varie materie che fino ad oggi venivano gestite o integralmente o in parte dallo Stato: poteri da redistribuire, spese diverse da ridefinire e allocazione delle risorse pubbliche dall’amministrazione centrale di Roma verso i territori che faranno richiesta dell’Autonomia su alcune o tutte le materie di cui sopra. Con l’articolo 4 sono stati poi definiti i famosi LEP – Livello essenziali delle prestazioni – che sono previsti dalla Costituzione e che riguardano ogni Regione italiana: con quella ridefinizione è stata chiarito quale sia il grado minimo di servizi che l’ente deve garantire al cittadino in ogni parte d’Italia, da Nord a Sud senza differenze. Per garantire la piena assicurazione dei LEP viene istituita per statuto con il Ddl Autonomia differenziata una Cabina di regia, nominata dalla Commissione guidata dal giurista Cassese: avrà il compito di garantire sempre una ricognizione approfondita sulle materie in dote alle Regioni. Da oggi il Governo ha 2 anni di tempo per varare i decreti legislativi utili a determinare importi e livelli dei vari LEP: di contro, Regioni e Stato hanno in tutto 5 mesi di tempo per arrivare all’accordo una volta fatta la richiesta dell’Autonomia differenziata, con intese che possono arrivare a durare massimo 10 anni (previo rinvio o modifiche o termine, con preavviso di almeno 12 mesi).

MELONI, SALVINI, CALDEROLI E LE OPPOSIZIONI IN RVOLTA: LE REAZIONI ALLA NUOVA LEGGE SULL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA

«Più autonomia, più coesione, più sussidiarietà. Ecco i tre cardini del disegno di legge sull’autonomia differenziata approvato alla Camera»: così la Premier Giorgia Meloni saluta il via libera definitivo del Ddl Calderoli, rispondendo anche alle critiche sollevate dalle opposizioni. Quello di oggi è un passo avanti «per costruire un’Italia più forte e più giusta, superare le differenze che esistono oggi tra i diversi territori della Nazione e garantire gli stessi livelli qualitativi e quantitativi delle prestazioni sull’intero territorio. Avanti così, nel rispetto degli impegni presi con i cittadini», ha concluso la presidente FdI. Per il leader della Lega Matteo Salvini la soddisfazione è doppia, da vicepremier e segretario del Carroccio che da anni spinge per una riforma sull’Autonomia regionale: «Per un’Italia più efficiente e più moderna, con meno sprechi e più servizi a tutti i cittadini, da Nord a Sud: dopo tanti anni di battaglie e di impegno, nonostante le bugie e gli attacchi della sinistra, grazie alla Lega ed al governo l’Autonomia richiesta da milioni di Italiani è stata approvata questa mattina anche alla Camera ed è finalmente legge».

Il Ministro responsabile della riforma sull’Autonomia differenziata, Roberto Calderoli, la soddisfazione è mista alla commozzione: dalla Camera dopo l’approvazione-fiume di questa mattina, twitta «mi tremano le gambe per l’emozione… c’è il via libera definitivo della Camera all’Autonomia differenziata! L’approvazione di oggi è il coronamento di anni e anni di battaglie politiche della Lega, all’interno delle istituzioni e nelle piazze insieme ai militanti, con un voto che scrive una pagina di storia per tutto il Paese». Dalle opposizioni cala invece la piena bocciatura del Ddl Calderoli, a cominciare dalla segretaria Pd Elly Schlein: «Insieme alle altre opposizioni, ai movimenti e alla società civile, siamo pronti a raccogliere da subito le firme per un referendum che sicuramente boccerà lo ‘spacca Italia’». Con il Pd anche M5s, AVS, Azione e pure Italia Viva di Renzi, che con Maria Elena Boschi ccommenta «Ci saranno più burocrazia e più diseguaglianze». Il vicepresidente M5s alla Camera, Sergio Costa, il progetto di Autonomia differenziata distruggerà il Paese tra “Serie A” e “Serie B”: «Gli effetti si vedranno nei prossimi mesi: scuola, ambiente, sanità, politiche sociali: tutto sarà frammentato e chi è già più indietro precipiterà nel baratro. Non sono previsioni da Cassandra, purtroppo è scritto nero su bianco nella legge».







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